Tentazione


In quiete è la stanza.
Rumore di fan coils.
Ventole di computers.
Muovono l’aria altrimenti immobile.
Io sono la terra.
Che non si muove.
Io sono la terra.
Un sasso di carne.
Mi impongo il decoro di questa stanza vuota.
C’è polvere in tutti gli angoli.
E faretti bruciati.
Le prese si staccano dal muro.
Le crepe sugli architravi.
La statua di elefante che un ragazzo africano mi ha donato per pochi euro.
Buona fortuna, mi ha detto.
Buona fortuna, mi ha sorriso, con i suoi denti di perla.

In questa stanza la quiete è apparente.
Io sono un sasso magnetico.
Vibro e mi muovo attratto.
Attrazione debole.
Attrazione forte.
Debole.
Forte.
Onde di marea.
Il mio sangue vuole uscire da me e diventare un golem.
L’attimo dopo scorre come un fiume placido.
Il mio corpo è un sasso che vibra e non sa decidersi
se muoversi o no
alla prossima onda.

La stanza è una quiete apparente
come quella che ti difendeva
prima che tuo fratello ti invitasse ad imparare a volare
perché la stanza scomparirà
ma tu non volevi
e la stanza è scomparsa
è tu sei morto.

Voglio cedere alla tentazione
come tutti i santi uomini
Non lo sanno
il sasso che io sono
e la stanza
Che aspetto la marea
forte
sempre più forte
Per distruggerli
con violenza
da assassino.

Questo è il primo vento.
Il colpo sordo sulla porta del destino.
Il brandy forte (in bocca, sulle ferite) per darmi il coraggio.

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