Se dovessi parlare della vita

 

 

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“Ho messo il cuore dello stregone sotto le coperte del letto di Euridice. Ma non si muove, pulsa un pò soltanto muovendo la codina. Fuori sento cori per qualche vittoria sportiva, petardi e mine che esplodono, incitamenti a impiccare qualcuno. In cortile ci sono due colleghi della sesta generazione che stanno partendo con zaini molto più grandi della casa dove abitavano.
– Euridice è morta – grido.
– Ti manderemo una cartolina – rispondono, salutando con una mano.”

 

-“Quando è stata quell’ultima volta?”

 

 

Mio nonno morì in una meravigliosa giornata di Marzo.
I bianchi raggi di un sole quasi primaverile cominciavano coraggiosamente a carezzare le larghe chiazze d’erba verde mela da poco rinate sulle colline;
Un vento forte e teso, da far girare ipnotiche le pale eoliche, puliva l’aria e la odorava di fresco, ma così tiepido e gentile da non mordere le ossa sotto le vesti.
Il giorno successivo ci preparammo ad officiare i riti funebri.
Era il giorno del mio ventitreesimo compleanno.