Moderno

 

 

La stanza è imbiancata, meglio, piastrellata, meglio, coibentata, insonorizzata, riscaldata naturalmente dalla conformazione dell’edificio e artificialmente da grossi tubi per la ventilazione condizionata.
La stanza è unità, nella sua particolarità, ed è calda, silenziosa, imbiancata, come un sorriso formale.
Al tavolo siede l’assassino.
Bisognerà ascoltare le sue ragioni.
Per ora l’assassino sonnecchia dopo essere stato un po’ in imbarazzo a guardarsi le mani callose, fuori luogo.
La sedia è tubolare, un po’ retro, materiali plastici tesi a sostenere le giuste parti del corpo, ha il giusto sapore di nuovo ma familiare.
Le luci non sono fredde, ma non caldissime, non si ha l’impressione né del bagno della stazione, né di una casa densa di ricordi.
Si tratta di una luce gialla, vagamente, più bianca, qualcosa per vedere bene, ma senza essere troppo feriti.
La luce è accesa.
Si trova una ventina di centimetri più a nord rispetto all’assassino, anche se nella stanza il nord non si percepisce.
La luce è a nord, comunque, anche se non esistono punti di riferimento per l’assassino.
Ai piedi non indossa scarpe troppo eleganti, casual, ecco, poggiano sul pavimento che deve essere linoleum o qualche resina data in maniera uniforme.
La presunta resina è scura e la luce non riesce a illuminarla, ne a riflettersi. Si ha la sensazione del nero.
Non ci sono finestre nella stanza, ma un grande vetro sovrasta la testa dell’assassino, adattandosi al soffitto.
Il vetro è uno specchio, o forse una lamina d’acciaio senza vetro.
L’assassino comunque non alza lo sguardo, né l’ha fatto prima, per adesso continua a sonnecchiare, ogni tanto cambia posizione sulla sedia tubolare.
Il tavolo è sicuramente una grossa lastra di vetro, poggiata su sostegni di ferro battuto, uno di quei tavoli che lasciano vedere la struttura se non sono coperti e si graffiano facilmente.
Il tavolo non è coperto, e si riflette nello specchio insieme ai suoi montanti, anche se dal punto di vista dell’assassino si vedono solo i montanti.
Questo se stesse guardando lo specchio.
Il tavolo è sgombero tranne che dal lato dell’assassino.
Dal lato dell’assassino si trovano un pacchetto di sigarette, ma nell’edificio non si può fumare, e i guanti dell’assassino, forati, ma non dall’uso, per necessità, che l’assassino ha tolto per dormire.
Non che dorma, sta sonnecchiando, riposa gli occhi.
L’assassino poggia un po’ di peso sul tavolo, un po’ sulla sedia.
Non saprebbe dire se è tanto che aspetta, ma prima di assopirsi un po’ si sentiva annoiato, il che dovrebbe essere indice che un po’ di tempo doveva essere passato, poco prima che si mettesse un po’ a riposare.
L’assassino non sta riposando da molto, comunque è difficile dire quando si è un po’ nel dormiveglia da quanto si è così.
Nella stanza dovrebbero esserci anche microfoni e telecamere, anche se l’assassino non le vede.
Ma dovrebbero esserci.
All’assassino bisognerà chiedere le sue ragioni, fare ecco, un’intervista, svelare con onestà il segreto del perché.
L’assassino ha deciso di confessare.
Aspetta sonnecchiando nella stanza la sua intervista, anche se è un po’ di tempo, e nessuno arriva.
Sulla bocca comunque ha un sorriso sereno.
Lui il suo dovere l’ha fatto.
Ora non resta che aspettare.

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Forma

Immagine

 

” MAGGIE: Who are you, honored one?

COCYTAN: The bringer of misfortune.

MAGGIE: Please, tell me who you are.

COCYTAN: I am the doer who undoes, the creator who uncreates. And yet I would gladly be the destroyer who undestroys, the dangerous one who protects.

MAGGIE: Speak plainly. Tell us who you are.

CREATOR: Once I was hailed as the greatest mind my people ever produced. I tried to bring them power and happiness. I gave them power to leave this world, to leave their bodies, to enter an existence as pure mind, eternally perfect. But I could not give them the power to return and reclaim their abandoned bodies, their decaying world. They are lost and cannot return!

MAGGIE: Have you a name?

CREATOR: I had a name, when I was alive. Now that I am again and again dead, what need have I for names? My body is now so ancient that the crystals scarcely have power over me. I rise for a few minutes, and then I fall again. Soon I will cease to rise at all. Only then will my grief end. [after a bit of a pause…] I want no name or memory to live after me.

MAGGIE: Why was your tomb so carefully hidden?

CREATOR: So only the most persistent, the most clever, and therefore the most dangerous of visitors would find me.

MAGGIE: Why has your body been preserved so carefully?

CREATOR: Since all the evil in this place was my fault, I chose to be its guardian forever.

MAGGIE: If what you did was bad, why do the museum displays give you so much honor?

CREATOR: There was a time when my creations were thought to be good. I believed it myself, or I would never have created them.

MAGGIE: How long will you remain here?

CREATOR: Until the last of my mistakes is rectified, or until the life crystals lose their power out of miserable death.

MAGGIE: We want to go home.

CREATOR: That is the wish of all living creatures. It is a vain wish, for there is no true home. All intelligence wanders and has no rest.  “

 

 

[Finish talking]

MAGGIE: Thank you for helping us.

CREATOR: I will only have helped you when you give up your foolish plan.

MAGGIE: We’re not giving up.

CREATOR: My only consolation is that true death comes closer with each dying.”