Appunti di un viaggiatore nelle terre del capitalismo reale

 

Esattamente,
Immaginando di essere su di un treno
Nella notte
Presi dalla fretta di dover arrivare in tempo
In un punto
Per non perdere coincidenze e appuntamenti,
Cos’è
quell’insana voglia
Di tirare il freno d’emergenza
con gesto violento
E buttarsi all’indietro
Cadere sul pavimento della carrozza
Aspettando di vedere
che cosa accadrà?

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Risoluzione strategica numero 22

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Plastica.
Carta.
Cristallo.
Pietra.
Il mio cuore era già gonfio quando passai il primo castello.

Non chiesi nulla alla mia muta guida.
La ventiduesima porta era scolpita di una storia così viva da farmi lacrimare.

Gli uomini sembravano fermati nella pietra del racconto da un anatema.La mia muta guida non parlava.
I suoi occhi di latte guardavano il cielo di perla.

“Domani pioverà”
Avrebbe potuto dire.
Non lo fece.

La mia guida camminava muta.
Avvolta nella sua veste di piume corvine.
Guardava il cielo bianco e assassino.
Chiudeva le vesti con le mani crepate d’avorio antico.

Dopo la ventiduesima porta non smisi di piangere.

I monconi delle ali iniziarono a sanguinare.
La camicia cominciò ad arrossire.
Ad annerire.

Dimenticai la mia mitezza.

I miei denti erano perle aguzze
I miei pensieri lucidi e violenti
I miei occhi in fiamme
La mia testa nera.
Cominciai a brillare spettrale e fioco.

La mia guida camminava muta, la sua mano tesa di fronte.

Il bunker #36 era semidistrutto.
La porta divelta dai cardini.
Il soffitto sfondato.
Le mitragliatrici fuse da troppo calore.
Macchie di granate.
Cemento disarmato.

La mia guida prese un pezzo di metallo ancora incandescente
Tra le mani d’alabastro
Lo strinse con tutta la sua forza.

Sentì l’odore della carne bruciata.

Lenti secondi.
La mia guida lasciò cadere l’acciaio al suolo.

Mi porse le mani.Il fuoco aveva scritto il mio nome segreto.

Cercai il muro dietro me, vi poggiai il peso.
Guardai attraverso le sue vesti pesanti.L’orizzonte.
La mia guida ripartì veloce.
Mi rialzai, la seguii.

Il sangue dalla mia schiena era colato sul muro a disegnare
La mia ombra rossa.

Attraversammo un roveto di rose.
Una galleria arrampicata
A formare una soglia.
Le vesti strappate e insanguinate di un uomo
Tenevano i delicati petali profumati
Sulle unghie.
Affondai il capo nel petto.

Attraversammo un arco di ombra
Sfuggente allo sguardo
Presente e scomparso
Allo stesso tempo
Presente e nascosto
Arato e innalzato
Immateriale e concreto.

Passati che fummo
Sparito alla vista
L’ultimo manufatto
La mia guida si fermò in attesa.

Di fronte a noi non c’era che una pianura.

Guardai l’orizzonte.

Mi tolsi la camicia, lorda di sangue.
A petto nudo, mi girai.

La mia guida aspettava.

Mi avvicinai.
Le fui di fronte.
Alzai lento le mie mani artigliate.
Piano, senza graffi, le tolsi le vesti.

L’avorio della sua pelle apparve abbagliante.

Mi guardò il fondo degli occhi di fiamme verdi
Con la traccia delle sue cornee lattee.

In silenzio alzò le braccia magre e mi cinse la schiena in un abbraccio.
Le sue mani piene di vesciche fresche si adagiarono
Sulle mie antiche mutilazioni sanguinanti.

Se dovessi parlare della vita

 

 

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“Ho messo il cuore dello stregone sotto le coperte del letto di Euridice. Ma non si muove, pulsa un pò soltanto muovendo la codina. Fuori sento cori per qualche vittoria sportiva, petardi e mine che esplodono, incitamenti a impiccare qualcuno. In cortile ci sono due colleghi della sesta generazione che stanno partendo con zaini molto più grandi della casa dove abitavano.
– Euridice è morta – grido.
– Ti manderemo una cartolina – rispondono, salutando con una mano.”

 

-“Quando è stata quell’ultima volta?”

 

 

Mio nonno morì in una meravigliosa giornata di Marzo.
I bianchi raggi di un sole quasi primaverile cominciavano coraggiosamente a carezzare le larghe chiazze d’erba verde mela da poco rinate sulle colline;
Un vento forte e teso, da far girare ipnotiche le pale eoliche, puliva l’aria e la odorava di fresco, ma così tiepido e gentile da non mordere le ossa sotto le vesti.
Il giorno successivo ci preparammo ad officiare i riti funebri.
Era il giorno del mio ventitreesimo compleanno.

Forma

Immagine

 

” MAGGIE: Who are you, honored one?

COCYTAN: The bringer of misfortune.

MAGGIE: Please, tell me who you are.

COCYTAN: I am the doer who undoes, the creator who uncreates. And yet I would gladly be the destroyer who undestroys, the dangerous one who protects.

MAGGIE: Speak plainly. Tell us who you are.

CREATOR: Once I was hailed as the greatest mind my people ever produced. I tried to bring them power and happiness. I gave them power to leave this world, to leave their bodies, to enter an existence as pure mind, eternally perfect. But I could not give them the power to return and reclaim their abandoned bodies, their decaying world. They are lost and cannot return!

MAGGIE: Have you a name?

CREATOR: I had a name, when I was alive. Now that I am again and again dead, what need have I for names? My body is now so ancient that the crystals scarcely have power over me. I rise for a few minutes, and then I fall again. Soon I will cease to rise at all. Only then will my grief end. [after a bit of a pause…] I want no name or memory to live after me.

MAGGIE: Why was your tomb so carefully hidden?

CREATOR: So only the most persistent, the most clever, and therefore the most dangerous of visitors would find me.

MAGGIE: Why has your body been preserved so carefully?

CREATOR: Since all the evil in this place was my fault, I chose to be its guardian forever.

MAGGIE: If what you did was bad, why do the museum displays give you so much honor?

CREATOR: There was a time when my creations were thought to be good. I believed it myself, or I would never have created them.

MAGGIE: How long will you remain here?

CREATOR: Until the last of my mistakes is rectified, or until the life crystals lose their power out of miserable death.

MAGGIE: We want to go home.

CREATOR: That is the wish of all living creatures. It is a vain wish, for there is no true home. All intelligence wanders and has no rest.  “

 

 

[Finish talking]

MAGGIE: Thank you for helping us.

CREATOR: I will only have helped you when you give up your foolish plan.

MAGGIE: We’re not giving up.

CREATOR: My only consolation is that true death comes closer with each dying.”